Il regime fiscale del procacciatore
Spesso, chi si appresta a intraprendere l'attività di procacciatore d'affari è confuso sul regime fiscale da adottare per essere in regola con le norme vigenti.
La classificazione fatta sui procacciatori occasionali e quelli continuativi non è casuale: essa infatti determina due obblighi fiscali differenti tra di loro.
Per i procacciatori occasionali,
non è prevista la gestione separata INPS per i lavoratori autonomi solo se il soggetto dovesse conseguire annualmente provvigione che ammontano (al netto dei costi) fino a 5 mila euro.
Oltre i 5 mila euro l'anno è prevista la gestione separata INPS con contributi a suo carico per 1/3 e a carico del committente per 2/3.
Per l'inquadramento INPS, si paga il 19,59% sul reddito minimo di 2.671 euro.
Le provvigioni occasionali per affari conclusi sono soggette ad una ritenuta d'acconto del 23% sul 50% della provvigione stessa e devono essere dichiarate nella propria dichiarazione dei redditi al netto di eventuali spese sostenute.
Possono essere detratte spese di gestione inerenti l’attività, autovettura e costi relativi.
Il procacciatore occasionale dovrà emettere, ad affare concluso, una semplice ricevuta soggetta a ritenuta d'acconto e recante la marca da bollo se l'importo supera i 77,47 euro.
Per i procacciatori continuativi,
è prevista l'iscrizione al registro delle imprese e l'apertura della partita IVA presso l'agenzia delle entrate.
Il procacciatore continuativo ha l'obbligo di fatturare le provvigioni e versare l'Iva (mensilmente o trimestralmente).
Oltre i 5 mila euro l'anno è prevista la gestione separata INPS con contributi a suo carico per 1/3 e a carico del committente per 2/3.
Possono essere detratte spese di gestione inerenti l’attività, autovettura e costi relativi.
Vedi le spese detraibili dal proccacciatore continuativo
Vedi le scadenze fiscali del proccacciatore continuativo